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GiovanniP Jun 25, 2019 07:25 AM
Il militarismo è l'attività più energivora di petrolio nel pianeta, e cresce più velocemente con velivoli più grandi, più energivore di carburante, carri armati e navi impiegati in guerre aeree e terrestri più intensive. I militari sono immuni alle preoccupazioni del cambio climatico, non informano sulle loro emissioni di gas serra a nessun organismo nazionale od internazionale grazie alla pressione statunitense durante i negoziati del 1997 del Primo Accordo per limitare le emissioni che si riflettono sul riscaldamento globale (Protocollo di Kyoto). Soltanto di recente è venuto a galla il tema trascendentale dell'utilizzo del combustibile militare, grazie ad minuscolo gruppo di sagaci ricercatori (Liska e Perrin), i quali asseverano che, oltre i tubi di scappamento, il nostro utilizzo del carburante provoca un immenso inquinamento da gas serra “nascosti”. Questo impatto sul cambio climatico dovrebbe essere calcolato sull'analisi del ciclo vitale del combustibile fossile. Quando l'Agenzia di Protezione dell'Ambiente (EPA) paragona il carburante ed i biocombustibili dalla loro capacità di inquinamento atmosferico, le emissioni di gas serra calcolate per il carburante dovrebbero comprendere anche le attività militari relazionate con l'estrazione di petrolio crudo straniero, dal quale deriva detto carburante (Ma non è così, grazie all'esenzione militare del Protocollo di Kyoto di cui si è detto prima). Inoltre, le emissioni proprie dei processi collaterali al ciclo di vita dei prodotti petroliferi (“upstream emissions”) di gas serra dalla fabbricazione di attrezzatura militare, infrastruttura, veicoli e munizioni utilizzati a protezione della fornitura di petrolio e delle guerre causate dal petrolio dovrebbero anche essere comprese nel calcolo dell'impatto sull'ambiente dell'uso del carburante. Aggiungendo questi fattori ai loro calcoli, i succitati ricercatori concludono che gli USA (per citare un esempio) spendono circa il 20% del loro bilancio convenzionale dei Servizi Uniformati del Dipartimento di Difesa americano nella protezione degli impianti di estrazione del petrolio.
Il carburante militare più inquinante è quello utilizza per le forze aeree. Le emissioni di CO2 per il carburante jet sono maggiori -forse il triplo- per litro di quelle corrispondenti al diesel ed al petrolio. Inoltre, i gas dei tubi di scappamento dei velivoli hanno un effetto inquinante particolare che porta ad un maggiore effetto di riscaldamento per unità di carburante utilizzato. Gli effetti nocivi dei gas dei tubi di scappamento dei jets, compresi l'ossido nitrico, il diossido di zolfo, le cenere ed il vapore d'acqua moltiplicano l'effetto-riscaldamento delle emissioni di CO2 da tali tubi. In un modo perverso, pertanto, i militari consumano combustibili fossili in quantità incommensurabili, non paragonabili ad altro consumo istituzionale, comportante pesanti prese di decisione per preservare l'accesso strategico al petrolio.
Dalla lettura di tutto quanto fin qui esposto, si capiscono le tremende conseguenze per l'intero pianeta che comporta la pesante presenza militare britannica presso le Isole Malvinas (bad known like Falklands), e l'obbligo, di conseguenza, di cercare in ogni modo una soluzione pacifica negoziata con la Repubblica Argentina, ne guadagnerebbe la salute della nostra Terra.
(Riflessioni emerse dalla lettura dell'articolo “L'attacco militare al clima globale” di H. Patricia Hynes, già professoressa di Salute Ambientale presso la Scuola di Sanità Pubblica della Boston University – 17.10.2011)
Replies (1)
EEA Jun 25, 2019 08:31 AM
Dear M. 'GiovanniP',

We would like to thank you for sharing your views on the impacts of the military forces on global climate change. This information might prove useful for future research.

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